Hector Berlioz- ph credits by martinwullich.com
Arti in Simbiosi,  Musica

Hector Berlioz, il grottesco in musica e in letteratura

Un’idea: attribuire alla musica un soggetto; un tema a cui essa debba sottostare: l’idée fixe (tema da lui stesso denominato così). Hector Berlioz è il manifesto vivente del concetto di arti in simbiosi. Fin dai primi approcci al mondo della musica, si instilla dentro di lui uno stimolo che poi sboccerà e si svilupperà negli anni. Un’azione da descrivere attraverso la musica; una sinestesia tra i differenti linguaggi artistici. Berlioz sospinge prepotentemente la musica verso la teatralizzazione.

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E’ la musica a programma, che nascerà proprio con lui. Sebbene infatti ci siano opere passate che si ispirino a contesti letterari o non puramente musicali e possano essere dunque in un certo qual modo definite prodromi della musica a programma (come ad esempio le Quattro Stagioni di Vivaldi), quest’ultima nasce effettivamente nel 1830 con la Sinfonia Fantastica di Berlioz e influenzerà notevolmente i compositori a venire.

Il rapporto tra musica e stimoli extramusicali appare contraddittorio. Lo scontro vede protagonisti coloro che attribuiscono alla musica un primato estetico e sostengono che debba essere “pura e assoluta”, e coloro che invece si dichiarano fautori della “musica a programma”. I primi dichiarano che la musica, in quanto forma in movimento, possiede una sua bellezza  immanente e non deve esprimere nulla di altro da sé, poiché non necessita di alcun ausilio da parte di altre forme d’arte. D’altra parte, i sostenitori della musica a programma vogliono una musica che, pur emancipandosi dalle altre forme d’arte, collabori con esse ai fini di una rappresentazione totalizzante. Una rappresentazione volta all’abolizione di distinzioni nette e confini separatori non solo tra le arti stesse, ma anche tra i diversi generi musicali. Questa dicotomia è rappresentativa del periodo romantico. 

Hector Berlioz, il ribelle della musica

Berlioz poco si lasciò coinvolgere dagli avvenimenti politici di quegli anni, nonostante siano per la Francia anni estremamente delicati e ben densi di momenti salienti. Il giovane Hector non fu travolto dalle vicende della Rivoluzione di Luglio: quasi non si accorse delle Trois Glorieuses, giornate che passò chiuso in un’aula del conservatorio a scrivere la cantata Sardanapalo con la quale avrebbe poi vinto l’ambitissimo premio Prix de Rome.

Nonostante dunque il suo distacco per la materia, Berlioz era un rivoluzionario nell’animo, un avanguardista. Tutto ciò lo esprime nella sua musica innovatrice. Una musica che infrange le forme tradizionali. Lo esprime nel suo continuo ribellarsi alle convenzioni sociali e al conformismo richiesto dalla sua epoca. Infatti, anche nell’occasione del concerto sostenuto per la vincita del Prix de Rome (premio vinto nonostante il suo carattere che poco rispecchiava i canoni accettati al suo tempo), non mancò di scandalizzare il pubblico. Scelse di far eseguire, alla fine del concerto, la sua Sinfonia Fantastica, provocando così un fiume di polemiche. Nella musica di Berlioz ricorre dunque frequentemente il suo spirito ribelle. Le estrosità del compositore sono spesso rivolte in forma di ripicca ad una figura in particolare: il critico Fétis, nemico ostacolatore del geniale musicista, considerato da Hector la quintessenza dello spirito conservatore.

H. Lecomte: Les Trois Glorieuses- Photo Credits: temps-h.blogspot.com
H. Lecomte: Les Trois Glorieuses- Photo Credits: temps-h.blogspot.com

Hector Berlioz e il retroterra culturale

La Francia fu fin dall’inizio dell’800 un paese nel quale gli stimoli extramusicali proliferavano a dismisura. Basti pensare ai primi capolavori di Madame de Staël (De l’Allemagne, 1810) o di Chateaubriand (Génie du Christianisme, 1802). Opere nelle quali si prendeva coscienza dei nuovi sviluppi della letteratura tedesca e si cominciava a delineare e a percepire quel sentimento di tedio dell’anima e di indeterminatezza delle passioni (vagues des passions).

Fondamentale fu poi la prefazione al Cromwell dell’illustre e sublime Victor Hugo, scritta nel 1827. Lo scritto ebbe un vero e proprio effetto rivoluzionario (termine che a lui piacerebbe molto) e divenne a tutti gli effetti il manifesto del romanticismo francese. Victor Hugo è considerato senza dubbio uno degli scrittori romantici di maggiore rilevanza anche grazie alla rappresentazione dell’Hernani, opera che causò non poche polemiche e discussioni.

Conoscendo il retroterra culturale nel quale Berlioz crebbe e nel quale si immerse totalmente (essendo estremamente appassionato di letteratura), possiamo comprendere certamente le sue scelte musicali che rispecchiavano questa nuova estetica ottocentesca. La sua ideologia, portatrice di una ventata di innovazione, segnerà senza dubbio il corso della storia della musica.

Il grottesco in musica

L’estetica romantica ingloba negli elementi costitutivi dell’arte una categoria che viene ben delineata nella prefazione al Cromwell e sulla quale Berlioz impernia gran parte della sua estetica e del suo stile compositivo: il grottesco. Il grottesco elevato a pari dignità del sublime e divenente insieme ad esso parte fondamentale di tutto ciò che concerne il reale: 

In effetti, nella nuova poesia, mentre il sublime rappresenterà l’animo così com’è, depurato dalla morale cristiana, il grottesco interpreterà il ruolo della bestia umana. Il primo tipo, riscattato da ogni parentela torbida, avrà tutto il fascino in esclusiva, la grazia, ogni bellezza: un giorno dovrebbe essere in grado di creare Giulietta, Desdemona, Ofelia. Al secondo tipo compete tutto il ridicolo, il difforme, il brutto. In questa condivisione di umanità e creazione, è a quest’ultimo che spetteranno le passioni, i vizi, i crimini, e che verranno ascritte lussuria, avidità, gola, avarizia, perfidia, imbroglio, ipocrisia. Ed è lui che sarà, di volta in volta, Iago, Tartufo, Basilio, Polonio, Arpagone, Bartolo, Falstaff, Scapin, Figaro.1 Il bello non offre che una sola tipologia, il brutto invece ne mostra mille. 

Victor Hugo- Prefazione al Cromwell

L’unione tra il grottesco e il sublime è dunque necessaria alla rappresentazione di una realtà. Una realtà che, vista con gli occhi del romanticismo ottocentesco, non è costituita solo del bello, dell’ideale e dell’armonioso. Bensì del brutto, del volgare, dello spaventevole. 

Rappresentare la realtà

Poiché un poeta, un poeta sovrano (come dice Hugo), ha il compito di fissare tutto e deve rappresentare tutti i piani della realtà, così autori quali Berlioz, Liszt e Wagner vollero comporre opere che potessero descrivere il grottesco e racchiudere in un’unica opera le tre diverse epoche della poesia, che rappresentano tre facce della società: l’ode, l’epopea e il dramma. Dunque il bello e il brutto; il sublime e la deformazione volgare. E’ per questo che tali compositori dell’800 si appassionarono a determinati soggetti della letteratura. E’ per questo che vollero ispirarsi ad autori come Shakespeare, Goethe o Dante: le atmosfere grottesche, demoniache, faustiane e drammatiche si ritrovano nelle loro opere. La collaborazione tra musica e letteratura ne permette una realizzazione e una descrizione quanto mai efficace e suggestiva.

Le opere più emblematiche di Hector Berlioz

Per la formazione artistica di Berlioz furono fondamentali le influenze del retroterra culturale, dell’ambiente artistico parigino. Berlioz rimaneva ammaliato e rapito dal vasto mondo letterario che lo circondava.

Quasi tutte le composizioni sinfoniche di Berlioz, come abbiamo asserito precedentemente, si riferiscono a temi letterari ben precisi. Re Lear, ad esempio, è un ouverture che si rifà all’omonima tragedia di William Shakespeare; il Corsaro invece si ispira al poema di Byron. Uno dei più sensazionali capolavori fu quello in cui Berlioz sperimentò l’unione delle raffinate poesie di Théophile Gautier (Baudelaire dedicherà a lui I Fiori del Male), con il sublime linguaggio musicale.

L’atteggiamento descrittivo di Berlioz trova il suo apice e la sua compiutezza nella Sinfonia Fantastica, opera più celebre e più conosciuta del compositore francese. 

La Sinfonia Fantastica

La Sinfonia Fantastica non si basa più sull’architettura strutturale della sinfonia di ascendenza tedesca, in quanto sente l’esigenza di rappresentare e descrivere la realtà. Quest’opera sarà il nucleo primordiale scatenante le avanguardie europee ottocentesche. Liszt con i suoi poemi sinfonici o Wagner con la musica dell’avvenire, saranno evidentemente influenzati dal genio di Hector Berlioz.

«un’immensa composizione strumentale d’un genere nuovo, con cui cercherò d’impressionare fortemente gli ascoltatori»

Hector Berlioz

La Sinfonia Fantastica si divide in cinque parti ognuna recante una didascalia. Un programma scritto dal compositore stesso che andava letto durante l’ascolto e che aveva la funzione di collegare logicamente tutte le parti tra loro. L’idea fissa di questa composizione rappresenta “la donna amata dall’artista”, e con ciò l’autore definì quest’opera un’autobiografia. Nel descrivere il sentimento d’amore, il compositore narra sia le esperienze coscienti nelle prime tre parti (1. Sogni, Passioni; 2. Un ballo; 3. Scena campestre), sia esperienze date da visioni oniriche e inconsapevoli, per descrivere così l’effetto dei paradisi artificiali che all’epoca stavano prendendo piede tra gli intellettuali (4. Marcia al supplizio; 5. Sogno di una notte del Saba).

 E’ soprattutto nelle ultime due parti che predomina l’estetica del grottesco e forse questa composizione è quanto di più visionario sia stato creato in musica: suoni stridenti, campane che suonano a morto, una parodia grottesca del Dies Irae, danze che evocano orribili visioni concorrono insieme a manifestare la rappresentazione del reale.

La Dannazione del Faust

Un’opera che, al pari della Fantastica, è emblematica dell’ideologia di Berlioz è La Dannazione del Faust, rielaborazione del materiale musicale de Le Otto Scene del Faust, che venne eseguito nel 1846 all’Opera-Comique. Hector Berlioz scelse il tema goethiano del Faust dopo che nel 1828 venne pubblicata un’edizione del testo tradotta in francese dal poeta Gérard de Nerval. Era un tema in effetti  che rientrava nel gusto ottocentesco caro al compositore: centrali sono nell’opera i temi della deformità, della complementarietà del grottesco e del sublime. Gérard de Nerval era un poeta che faceva parte di un gruppo di intellettuali frequentati da Berlioz: i cosiddetti frénétiques. Il gruppo divenne famoso durante la storica rappresentazione dell’Hernani di Hugo, per l’esplicito consenso con cui accolsero l’opera.

La Dannazione del Faust prevede una forma originale di oratorio scritto per coro e orchestra, nonostante successivamente alla morte di Berlioz venne convertita in una forma scenico-operistica. Il soggetto ripreso dal capolavoro di Goethe è in realtà qui non poco reinterpretato. Ne riprende infatti solo la prima parte e inoltre, per il gusto dell’esotismo, Berlioz ambienta la vicenda in una pianura ungherese, così da poter inserire il tema popolare della marcia Rakoczy.

Beatrice e Benedetto e i Troiani

Beatrice e Benedetto nasce come operà-comique e si ispira a Molto rumore per nulla di Shakespeare. Prevede la coniugazione di parti recitate e parti cantate. L’opera è caratterizzata poi da un intermezzo nel quale si ascolta una musica nuziale resa però in una versione grottesca.

Berlioz omaggiò anche un altro illustrissimo autore che amava molto: Virgilio. Nei Troiani, infatti, Hector unisce sapientemente la prospettiva letteraria a quella musicale in una partitura di proporzioni monumentali, che viene considerata come la controparte latina della Tetralogia di Wagner. I Troiani intreccia indissolubilmente le due arti, cosicché ancora una volta il geniale compositore francese è maestro nel dare vita a opere che uniscono due linguaggi differenti in un unico sorprendente risultato. Hector Berlioz è il fondatore del principio di osmosi tra le arti: portavoce e manifesto di un’essenziale esperienza dal grado di fruibilità globale e totalizzante.

I Consigli di Lettura di Dissonanze Letterarie

Giulia Scialò

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2 commenti

  • Paolo D'Agostino

    Se c’è un articolo che potrei leggere all’infinito è questo. In esso sono racchiusi gli elementi fondamentali dell’estetica romantica: letteratura, musica, grottesco e sublime coesistono magistralmente nelle opere di Berlioz prima, Liszt e Wagner in seguito. Ho apprezzato moltissimo il fatto che in questo articolo si dia finalmente dignità al cosiddetto “bello del brutto”. La musica di Berlioz ha un obiettivo: raccontare e descrivere la realtà e nulla più dell’unione tra il sublime e il grottesco può rievocare in un’opera d’arte gli eventi meravigliosi ma anche nefasti e drammatici della vita. Dissonanze letterarie ha dato il proprio mirabile contributo per diffondere un tema così importante e posso finalmente sperare che la musica a programma, con i suoi protagonisti, possa tornare sempre più a meravigliare il mondo! ❤️

    P.S. Sua Maestà Hector Berlioz sarebbe sicuramente fiero di questo articolo! ❤️

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