Marylin Santaniello: ph credits by Marylin Santaniello
Interviste/Recensioni

Uno sguardo sul mondo dell’editoria: intervista a Marylin Santaniello

Marylin Santaniello è una scrittrice, ghostwriter e collaboratrice editoriale. La passione per la scrittura la accompagna fin da bambina e la porta di conseguenza ad intraprendere un percorso di studi di tipo umanistico. Dopo il liceo linguistico accumula difatti un numero cospicuo di master e corsi di formazione in editing, tecniche del racconto, formazione editoriale, analisi e composizione di racconti brevi, formazione in ufficio stampa e comunicazione digitale per le aziende e i liberi professionisti.

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Le vaste competenze consolidate le permettono di intraprendere collaborazioni con diverse realtà, tra case editrici e agenzie: la compagnia di scrittura C’era una Svolta, in qualità di responsabile delle pubbliche relazioni; la casa editrice Aletheia editore, per la quale si occupa della valutazione di testi inediti; la casa editrice WritersEditor di Roma, dove invece ricopre il ruolo di addetta all’ufficio stampa, e responsabile delle pubbliche relazioni.
Marylin è stata poi scelta dalla Milena Edizioni per occuparsi interamente del manuale “Il quaderno dello scrittore”.

Numerosi sono i progetti che Marylin porta avanti con dedizione, passione e tanto lavoro. Oltre al workshop di scrittura sopra nominato “C’era una svolta”, l’autrice sta curando da ben due anni il progetto editoriale “Ti scatto un libro“, che unisce il mondo della scrittura a quello della fotografia e ha l’intento di portare una novità assoluta nel campo dell’editoria: una realtà mai esistita prima.

Marylin Santaniello ha poi recentemente organizzato un contest letterario originale e innovativo: il concorso “Che storia!“, svoltosi ormai da pochi mesi, era pensato per tutte le persone che hanno nel cassetto una storia da raccontare, che siano esse scrittori professionisti, emergenti, esordienti, dilettanti. Dedicando questo progetto a chiunque avesse voglia di cimentarsi in una competizione, magari per il sogno di pubblicare un libro, o semplicemente per pura passione, Marylin è riuscita nell’intento primario di avvicinare le persone alla magia della scrittura e a lasciarsi catturare per un poco da essa.

Potete seguire Marylin Santaniello su Instagram e Facebook.

Ecco qui la mia intervista a questa incredibile autrice!

Marylin Santaniello: ph credits by Marylin Santaniello

Come è nata la passione per la scrittura?

Sai, c’è una massima di Giorgio Faletti che mi ritorna spesso alla mente e che recita così: “ci sono cose che cerchi e altre che ti vengono a cercare”; nel mio caso la scrittura è venuta a cercarmi quando avevo soli nove anni, durante un pomeriggio estivo. Sono sempre stata un’appassionata di favole e fiabe, da piccola durante le vacanze guardavo i cartoni Disney quasi tutti i giorni, molte volte anche le repliche; seppur quelle storie suscitassero in me grande interesse, alcuni elementi delle trame non apparivano coerenti ai miei occhi, così iniziai a produrre qualche riga circa la fiaba di Cenerentola, con l’intento di cambiare il finale: da quel giorno non ho mai più smesso. Più che una semplice passione, considero la scrittura ormai come la mia unica fede.


Hai scritto e pubblicato il saggio poetico “Tra mente e cuore- poesie e aforismi”. Raccontaci di questa esperienza. Da cosa nasce quest’opera e come è stato collaborare con un altro scrittore, ovvero Alberto del Monte?

Ho conosciuto Alberto Del Monte nel mese di Luglio duemiladiciannove, tramite Instagram.
Il profilo di Matita Spolverata (è questo il nome d’arte con cui Alberto si fa conoscere ai lettori) mi comparve casualmente, incuriosita lessi le poesie presenti sulla pagina e subito nella mia mente scattò un pensiero ben preciso: ”Io e questa persona dobbiamo scrivere un libro insieme”. Istinto? Colpo di testa? Non so, però trovai il coraggio di contattarlo, di accennargli brevemente la possibilità di produrre un testo a quattro mani e lui mi chiese se avessimo potuto parlarne al cellulare l’indomani mattina: in meno di ventiquattr’ore la mia folle idea era diventata realtà.
Pur senza mai vederci dal vivo durante la collaborazione, io e Alberto condividemmo ogni singolo passo del percorso di pre-pubblicazione, rispettando ciascuno i tempi dell’altro, e fronteggiando i problemi sorti con il codice ISBN e la grafica di copertina, due settimane prima della data di pubblicazione del libro. Ciò che conta, però, è che questo libro sia piaciuto molto e che abbia tenuto fede al suo intento: avvicinare alla lettura persone che non avevano mai sfogliato un libro nella loro vita.

Ti occupi anche di ghostwriting. Di cosa si tratta? Quale percorso di studi hai intrapreso per arrivare a fare questo mestiere? Quali sono le competenze necessarie?

Come si evince dalla traduzione del vocabolo, il ghostwriter è lo “scrittore nell’ombra”, ovvero uno scrittore professionista che impiega la propria capacità tecnico-creativa al servizio di coloro che non dispongono del tempo necessario per potersi dedicare alla stesura di un libro, o non possiedono le giuste conoscenze. Per trasformare la passione della scrittura in ghostwriting c’è bisogno prima di tutto di studio, non soltanto volto alla cultura generale, bensì alla conoscenza della grammatica italiana di base e delle tecniche narrative; senza la solida conoscenza di queste branche si rischierebbe di sviluppare un lavoro qualitativamente scadente, apportando un grosso danno all’immagine del committente che
andrebbe successivamente a pubblicare il libro con il proprio nome.

Quali sono le differenze tecniche e stilistiche tra scrittura “creativa/personale” e ghostwriting?

Lo stile ovviamente è personale, dunque ogni scrittore ha il proprio, che resta sempre lo stesso (come facesse parte della sua identità, alla stregua del nome e del cognome), a prescindere dalla finalità per la quale scrive. Viene da sé che anche l’applicazione delle tecniche espressive resta la medesima per la scrittura personale che per la scrittura in ghostwriting. L’unico elemento che deve differire è la disciplina, perché un ghostwriter essendo un professionista a tutti gli effetti, ha delle scadenze da rispettare, deve dimostrarsi produttivo ogni giorno, anche nei momenti di noia, o quando manca l’ispirazione.

Hai collaborato con diverse case editrici sia per quanto riguarda la gestione dell’ufficio stampa, sia per la valutazione e la selezione di opere inedite. Che procedimento segui per la valutazione? Come decidi se un lavoro inedito meriti o meno l’approvazione? È un tipo di lavoro che influisce in qualche modo sulla professione di scrittrice?

La valutazione di testi inediti non ha mai influito sulla scrittura creativa, sono comunque due mansioni differenti, seppur appartenenti allo stesso settore. Quando si valuta un inedito, dopo la lettura integrale, si redige una scheda di valutazione, riportando, oltre alle informazioni tecniche, lo stile dello scrittore; le tecniche narrative utilizzate; l’analisi della trama, con annesse le criticità e i punti di forza. Se le tecniche stilistiche e narrative, così come la struttura della trama, sono utilizzate in maniera corretta, allora l’Opera supera la selezione, altrimenti deve necessariamente essere scartata, poiché i contenuti sono insufficienti per affrontare il mercato editoriale.

Parliamo del concorso che hai recentemente ideato e organizzato: come nasce questa idea e quali sono gli scopi del progetto?

Il contest letterario “Che storia!” è nato soprattutto per dare voce alle persone che non hanno avuto ancora la possibilità di pubblicare un libro nella propria vita, ma sentono il bisogno di accendere la loro creatività, affinché qualcuno possa leggerli: lo scopo del progetto è proprio questo. È un concorso molto semplice, eppure mi sono prefissata di aggiungere tocchi di originalità, includendo caratteristiche e premi differenti dal solito. Sono arrivati già parecchi elaborati alla mia email e spero di riuscire a trovare qualche storia che mi conquisti sul serio, che mi rapisca letteralmente. La sfida io l’ho lanciata: vedremo se qualcuno la raccoglierà.

Una domanda che viene spesso posta agli scrittori (emergenti e non): secondo te si può vivere di sola scrittura?

Mi duole dirti che la risposta è no. In Italia ci sono tantissimi scrittori, eppure nessuno riesce a vivere producendo unicamente i propri libri. Questo fenomeno dura da sempre, basti pensare che molti letterati potevano dedicarsi alla scrittura dei propri libri perché avevano altri introiti, o erano esponenti della classe nobiliare. Charles Bukowski, tanto per citarne uno, ha trascorso l’intera esistenza sognando di dedicarsi alla scrittura ma ciò non è mai accaduto, a lui come a tantissimi altri. Oggi, però, è possibile almeno vivere del contesto editoriale, ovvero dedicandosi alla scrittura, alla produzione e alla pubblicazione dei libri di altri autori.

Un consiglio a chi vuole intraprendere questo tipo di carriera?

La prima cosa che chiederei a una persona che desidera lavorare nel campo editoriale è se davvero abbia la vocazione. Malgrado la mia storia sia quella di una persona comune, mi ha insegnato che nel nostro lavoro c’è bisogno di tanto amore, altrimenti non si resiste a lungo, o si va avanti a tentoni, collezionando sconfitte. La seconda cosa importante è quella di comprendere a quale branca ci si voglia dedicare nello specifico: lettura editoriale? Editing? Ghostwriting? Questo secondo passo si rivelerà fondamentale per seguire i corsi specifici e proporsi poi alle realtà editoriali, o eventualmente alle agenzie, per iniziare la gavetta. Al di là del percorso che si vuole scegliere, la cosa certa è che c’è bisogno di tanto studio.

Progetti futuri?

Mi astengo dal rivelare il mio piccolo grande piano per il futuro, lo scoprirete tra un po’ di tempo attraverso i miei social network (promesso). Per adesso vorrei portare avanti il mio progetto “Ti scatto un libro”, la novità assoluta nell’editoria. C’è bisogno di una ventata d’aria fresca nel mio settore e voglio essere io a portarla. Presuntuosa? No, soltanto ambiziosa. Del resto è questa l’unica qualità che mi ha condotto dove sono adesso.

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Giulia Scialò

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