Vittorio Gassman: ph credits by as-cinema.com
Cinema

Vittorio Gassman e la teatralizzazione del cinema

Il Re indiscusso del teatro e del cinema; una voce magnetica, calda, ammaliante; lo sguardo ironico e intenso; capacità espressive inenarrabili: Vittorio Gassman è un colosso del mondo artistico e culturale italiano che non ha eguali. Partendo dal presupposto che parlare di lui è un compito piuttosto arduo, poiché le parole non sono mai abbastanza per poterlo dipingere come merita (ai miei occhi appare come un genio ineffabile che rifugge da qualsiasi descrizione), questo articolo vuole essere un breve elogio alla sua figura. 

Pubblicità

La bellezza di Vittorio Gassman non risiede solo nel suo talento: colpisce subito, non appena si ascolta qualche intervista, la sua nobile e genuina sincerità. Spesso ha dichiarato, con la straordinaria capacità dialettica che lo contraddistingueva, dettagli della sua vita lavorativa che forse in ben pochi avrebbero raccontato e ammesso. Una frase che utilizzava spessissimo era “Se bisogna essere sinceri, lo devo essere anche nella parte negativa di me…” spiegando poi di seguito alcuni lati del suo carattere o della sua carriera che potrebbero apparire poco encomiabili. Ma è la coerenza la vera nobiltà di quest’uomo straordinario. La coerenza è il vero segno di un uomo che non si è mai nascosto, non ha mai celato niente di se stesso di fronte ad una telecamera e “non fu mai impallato”. E’ questo un enorme gesto di umiltà, di coerenza con se stesso e di senso della giustizia.

L’attore è uno che finge in maniera anche abbastanza preoccupante sul piano etico, finge sentimenti che non prova . Riveste idee e sentimenti altrui. Un abnorme. Ma lo si deve anche prendere con leggerezza, chiaramente. Un mostro per definizione, ma senza prendersi troppo sul serio.” -Vittorio Gassman sulla falsificazione programmatica del cinema

Vittorio non è solo uno dei migliori attori mai esistiti. E’ anche rivoluzione: il suo modo di fare cinema ha contribuito- insieme agli altri quattro “colonnelli” della commedia all’italiana– a cambiare le sorti del panorama cinematografico italiano e estero (la commedia all’italiana verrà presa come esempio sia dal cinema francese che da alcuni registi americani), delineando un tipo di arte unica al mondo. Commedia e dramma allo stesso tempo; dualismo risata e tragedia: la commedia all’italiana, da Mario Monicelli a Dino Risi, da Ettore Scola a Pietro Germi, sfugge ai fronzoli della retorica producendo capolavori che in una risata racchiudono un amaro sapore di verità. Un cinema che cattura le evoluzioni e involuzioni del popolo italiano e dei suoi costumi. Film che diventano leggibili su più livelli di significato.

Vittorio Gassman e Dino Risi condividevano uno stesso punto di vista dell’’italia cinico, demistificante, puntuale, sottile e preciso. Ma allo stesso tempo non si cade mai nel moralismo. Si riconoscevano a vicenda nel loro disincanto.” -Alessandro Gassman

Da dove nasce tutto: Vittorio Gassman e il teatro

“Il mio mestiere base è il teatro. L’unica miniera base è l’esperienza. Posso dire di essere molto contento delle esperienze che ho fatto. Diffido molto dagli attori che si misurano col bilancino e rischiano poco: una carriera senza errori è monca. Si perde il motore per andare avanti e cercare strade nuove.” -Vittorio Gassman

Il modo di recitare unico e inimitabile di Gassman deriva dal suo essere prima di tutto un attore di teatro. La sua formazione è una formazione teatrale e forse le sue rappresentazioni portate sul palco sono pari solo ai capolavori della commedia all’italiana. 

La consapevolezza del teatro

Vittorio ha teatralizzato il cinema. Come? Portando sui set il suo stile così declamatorio, enfatizzando al massimo la solennità, l’istrionismo e la melodrammaticità. La formazione teatrale ha fatto sì che Gassman potesse apportare tutta una consapevolezza al modo di fare cinema che era più profonda, più consapevole e più scientemente sicura. Insomma, “un lavoro scientifico” come direbbe ne “I soliti ignoti”.

Un esempio in cui ciò mi appare evidente è il bellissimo esilarante film L’Armata Brancaleone (e poi Brancaleone alle crociate). Ma il suo essere uomo di teatro si rivela in realtà in tutti i capolavori cinematografici. Basti pensare a La Terrazza, al profetico In nome del popolo italiano o a C’eravamo tanto amati, nel quale recita nei panni di un personaggio cattivo- un cattivo realistico e vero– che presenta però un “connubio tra una statuarietà, una struttura solida di attore di teatro sicuro di sé, e la sensibilità, la fragilità di uno sguardo.” (Stefania Sandrelli)

“Il rispetto del teatro lo ottenni ben presto, al contrario della simpatia. Ma il senso, il quid del teatro, è altrove: è un arte di carattere alchimistico rituale. Mentre il cinema è un’arte narrativa, che racconta la realtà così com’è, il teatro cerca di migliorare la vita. E’ simbolico. Per questo molti grandi attori di teatro non sono riusciti nel cinema e viceversa. Bisogna comprendere che sono due parti opposte sotto tale punto di vista.” -Vittorio Gassman

Vittorio Gassman è il teatro

Tra i capolavori teatrali di Vittorio Gassman risultano essere senza dubbio di primaria importanza le opere shakespeariane. Capolavori come Amleto, Otello o Edipo Re sono stati tradotti da egli stesso. Diretti e recitati da lui, sono opere di un valore inestimabile. 

Vittorio afferma che forse è Otello il personaggio nel quale si rivede di più: “mi ci sono arreso totalmente. Non sono riuscito a controllare totalmente la parte di raziocinio che come attore mi ha sempre caratterizzato.”

Otello e Amleto

Otello rappresenta un mare di emozioni tremende e potenti, nelle quali l’attore si ritrova: in Otello c’è una malinconia struggente, un inabissarsi e un crogiolarsi nella triste evidenza che il mondo è cattivo, la natura crudele. Che non c’è spazio per i sogni di perfezione.

La fortuna dell’Amleto, invece, è dovuta forse, dice Gassman, ad un amleto giovane. Al contrario di molte rappresentazioni nelle quali Amleto appare come un uomo maturo, adulto, Vittorio ha scelto una rappresentazione coerente al testo:  in un autore realista nel senso romantico del termine, come lo è Shakespeare, la conformità biologica dell’attore con il personaggio è fondamentale. 

Sceglie inoltre di rappresentare un Amleto forte che, nel dubbio, risulta essere sicuro di sé. Anche qui si riscontra un netto distacco con altre rappresentazioni. Amleto non è debole, mai. Non appare come un indeciso che, preda del dubbio, non sa come agire. Al contrario, pur essendo consapevole del dubbio del reale, Amleto è, tramite Gassman, sempre cosciente e deciso: un uomo che è al di là dell’azione.

La complessità dell’Amleto sta nel rendere la completezza dei vari aspetti del personaggio. E’ “una tragedia piena di riflettori” che puntano ora su un aspetto ora su un altro. Dunque Gassman ha voluto raffigurare e dare spazio a certe sfumature che a volte sono state messe in secondo piano: come ad esempio i personaggi Rosencrantz e Guildenstern, che a volte a mala pena compaiono e che sono invece fondamentali, perché il plot di Amleto può essere evidentemente visto come una serie di delusioni in catena e loro ne sono necessariamente una parte essenziale. 

Padre e figlio

In Amleto è centrale poi un tema che ha sempre ispirato e affascinato tanto l’illustre attore: il fascino del rapporto padre- figlio. Si ritrova in Amleto, Oreste, Affabulazione, Edipo, fino poi al film La famiglia

Sebbene fosse un argomento che permetteva di celebrare in qualche modo l’importanza della famiglia per Vittorio, era al contempo un tema che toccava inevitabilmente una corda molto sensibile della sua anima: l’immalinconimento. Invecchiare con la propria famiglia vuol dire fare i conti con un futuro sempre più breve e con la perdita della speranza.

Ombre

Pensieri, questi, che hanno portato Vittorio a lottare contro momenti di depressione. Negli anni 50 scrisse una bellissima autobiografia che lo aiutò in parte a superare le difficoltà di un umore sempre più instabile. La depressione era dovuta principalmente al sentimento del passare del tempo. Egli stesso dirà più di una volta che l’idea della morte, di non sapere dove sarebbe andato o cosa sarebbe diventato, lo spaventava.

L’ultima parte della sua vita sarà accompagnato da ombre crudeli che non gli faranno terminare il percorso in modo molto sereno. 

E nel ricordarlo ancora una volta con uno dei suoi ultimi film, Tolgo il disturbo, sento di poter dire che tutti vorremmo ancora potergli dire ad alta voce “Nonno non morire, ti prego” e che lui potesse risponderci ancora una volta “Ci proverò”. 

I Consigli di Dissonanze Letterarie

Giulia Scialò

Se vuoi che DissonanzeLetterarie continui a esistere, puoi supportare il mio blog con una donazione libera.

Seguimi su

Instagram

Facebook

Twitter

Linkedin

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.