I Miserabili: ph credits by Giulia Scialò
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“I Miserabili”: Progresso e Rivoluzione dall’opera lirica al musical moderno

I Miserabili è forse una delle opere più imponenti, magnifiche, straordinarie mai state scritte. Victor Hugo, attraverso il suo sublime stile di scrittura, rivela non solo una conoscenza spaventosamente vasta, ma anche la capacità unica di trovare soluzioni, comunicare speranza, farci provare una cieca fiducia nel destino del mondo. 

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E’ un’opera di rivincita, rinascita, dolore. Una rappresentazione buia e tetra della società che contiene però al contempo forti messaggi di speranza di un futuro migliore. Un futuro che si ottiene tramite rivoluzione e progresso. Rivoluzione della storia, Progresso dell’uomo.

La Rivoluzione e il Progresso come due entità indissolubilmente legate

La Rivoluzione viene trattata nei Miserabili come una funzione necessaria al progresso. Una calamitazione delle idee che a poco a poco si liberano dal dogma e si lasciano andare alle espansioni del progresso per il conseguimento di un avvenire luminoso. 

Difatti Victor Hugo stesso ne conferma l’universalità del tema asserendo che:

“E’ Scritto per tutti i popoli. Si rivolge alla Spagna, all’Inghilterra, all’Italia e alla Francia, alle repubbliche dove ci sono schiavi e agli imperi dove ci sono servi.I problemi sociali valicano le frontiere.”

Quindi la rivoluzione coincide in qualche modo con il progresso in quanto è un passaggio necessario affinché si giunga ad esso. 

Esemplificativo è infatti questo passo straordinario dell’opera: 

“Cittadini, vi figurate l’avvenire? Le vie delle città inondate di luce, rami verdi sulle soglie, le nazioni sorelle, gli uomini giusti, i vecchi che benedicono i bambini, il passato che ama il presente, i pensatori in piena libertà, i credenti in piena uguaglianza[…]A tutti il lavoro, per tutti il diritto, su tutti la pace[…]”

Hugo ci insegna sicuramente ad avere speranza. Speranza e fiducia nell’umanità e nell’avvenire. Lui stesso provava fortemente tali sentimenti: 

“Ammiro il mio paese, amo il mio tempo; credo nell’umanità e ho fiducia nel mio secolo.”

Il Progresso: amaro sogno ad occhi aperti?

E’ interessante soffermarsi e fare una riflessione su come il progresso venga definito e come venga percepito da Victor Hugo. Il progresso è visto sempre e solo come un’elevazione senza fine, una ascensione verticale. Dunque per Victor Hugo progresso sociale e progresso morale sono inevitabilmente collegati. 

Sebbene appaia un ragionamento quanto mai logico, sensato e sicuramente rassicurante, se lo rapportiamo al nostro secolo finisce col produrre un senso di irrealtà, come un sogno ad occhi aperti. E la sua concezione riguardo il progresso non può che scatenare ad oggi riflessioni amare. 

“Pensate a quel che ha già fatto il progresso. […] L’uomo tuttavia ha teso le sue trappole, le sacre trappole dell’intelligenza, e ha finito col prendervi i mostri. Abbiamo dominato l’idra, e si chiama steamer; abbiamo domato il drago, e si chiama locomotiva; stiamo per domare il grifone, già lo teniamo, e si chiama pallone. […]Cittadini, dove andiamo? Verso la scienza fatta governo, verso la forza delle cose divenuta la sola forza pubblica, verso la legge naturale che ha in se stessa la sua sanzione e la sua penalità e che si promulga con l’evidenza, verso un sorgere di verità che corrisponde al sorgere del giorno.”

Ecco: la verità come sorgere del giorno. Non più finzioni, ci dice lo scrittore, non più parassiti. L’unione dei popoli e la realtà governata dalla verità. Ecco cosa scrive ed ecco in cosa crede Victor Hugo. 

Eppure il progresso ha preso una strada ben più cupa. E dall’Ottocento ad oggi ciò che scrisse lo scrittore più geniale di tutti i tempi appare ancora non solo incompiuto, ma lontano dal verificarsi.

La Rivoluzione che conduce al progresso viene da Hugo denominata Rivoluzione della Verità, in quanto percorso di “verità, luce, giustizia, coscienza”. Ora, la cosiddetta Rivoluzione della Verità consiste, come ci spiega Hugo, nella sovranità dell’io sull’io. Tale sovranità conduce alla Libertà nel momento in cui più sovranità si associano senza che ciò comporti alcuna abdicazione di una delle parti. 

Ciò vuol però dire che l’obiettivo ultimo delle differenti sovranità deve essere uno e deve coincidere: il diritto comune. E di conseguenza l’uguaglianza. 

Sembra davvero un sogno ad occhi aperti. Leggere questo capolavoro è un’esperienza unica proprio per questo. 

Si può criticare Hugo di essere borghese e di guardare dall’alto la società. Di averla solo studiata da lontano e non essersi mai davvero mischiato col popolo. Lo si può criticare di aver scritto con la pretesa di risolvere tutti i problemi del mondo (addirittura fino ad arrivare a sostenere come dovrebbe funzionare correttamente il sistema fognario) come un demiurgo onnipotente e presuntuoso. E magari tutto ciò può anche essere vero.

Tuttavia ci ha dato la possibilità di comprendere gli errori del passato e del contemporaneo. La possibilità di capire che, ahimè, il progresso morale non è collegato intrinsecamente a quello sociale. 

Questo comporta la morte della Rivoluzione della Verità. E lo vediamo, e ce ne accorgiamo ogni giorno. Ogni giorno in cui non vengono rispettati i diritti di tutti indipendentemente etnia sesso o religione, ogni giorno in cui ci si allontana di un passo dal raggiungimento di una vera uguaglianza sociale, la rivoluzione della verità e il progresso muoiono sempre di più e sempre di più diventa utopistica la realizzazione di una società in cui si possa avverare il sogno ad occhi aperti di Victor Hugo.

Ciò di cui ci sarebbe bisogno sarebbe un cambio completo e totale di rotta. Una scelta politica diversa e consapevole che non preveda corruzione, precariato e sfruttamento delle risorse e oppressione del più debole.

Perché tutto ciò non può coincidere con la realtà?

I Miserabili possono essere a tutti gli effetti essere paragonati ad una sorta di epopea o enciclopedia, per la quantità di sapere, di idee e di ideali di cui ogni pagina è farcita. I Miserabili sono una Divina Commedia della commedia umana, dove il Dio dantesco è sostituito dal progresso

Ma avendo analizzato il modo in cui egli concepisce e percepisce il progresso, è inevitabile una domanda: perché tutto questo non può evidentemente coincidere con il piano della realtà’? Perché non è applicabile

Come per ogni campo del sapere, Victor Hugo ci dona anche qui, per un quesito che lui stesso pone, la risposta.

Difatti tale utopistica visione si scontra inevitabilmente con ciò che il geniale scrittore chiama l’Ananke, ovvero la fatalità.

Che cos’è l’Ananke?

Come scrive Charles Mauron:

L’Ananke è percepita come una presenza angosciosa, talora esterna, talora interna, a lungo nascosta e spesso folgorante, quindi formidabile quanto ipocrita, e che può assumere diversi volti, umani o no. […]La Fatalità pura, tragica, ben dissociata dalla Provvidenza, somiglia dunque in Hugo a un essere cattivo, criminale e insieme giustiziere, che sorge dall’incosciente per manifestarsi sia nell’anima dell’eroe, sia in qualche figurazione esterna.”

Dunque le catastrofi, gli eventi fatali, le coincidenze, tutto ciò che sconvolge l’ordine delle cose e di conseguenza rallenta l’ascesa del progresso verticale. Tutti i personaggi, da Jean ValJean a Fantine a Bienvenue sono in lotta contro gli altri e contro se stessi. Il quid obscurum delle battaglie psicologiche è un briciolo di fatalità talvolta così imperscrutabile da sembrare trascurabile, mentre in realtà ci rendiamo conto che la vicenda di ciascun personaggio è sempre sul punto i mutare e ogni più piccolo evento è padrone degli eventi successivi. Un esempio lampante e tragico è il caso di Fantine: se solo quel giorno non avesse incontrato la Thenardier fuori dalla locanda con la figlie vicino e non si fosse fermata a parlarle, mossa da compassione, non le avrebbe lasciato Cosette e la sua vita avrebbe seguito un corso diverso. 

Ma dunque L’Ananke elimina la possibilità di una riuscita del progresso verticale inteso come un’elevazione anche morale? 

L’uomo non è soggetto necessariamente ad un’elevazione morale. Nei Miserabili ci sono difatti personaggi come Thenardier, che rimangono ancorati al bassofondo e incatenati nella loro miseria, non possono e non vogliono progredire. Non ne hanno l’intelligenza probabilmente, ma non ne hanno neanchei mezzi. 

Oppure un esempio di mancata ascensione morale è l’ispettore Javert. Egli ha una sua morale estremamente rigida, una visione che non ammette nuovi spazi, non ammette di essere ridimensionata in alcun modo. E nonostante tutte le occasioni a diposizione per poter cambiare, non riesce ad accettare che il suo mondo possa cambiare in alcun modo. E non importa se cambierebbe in meglio o in peggio. Sempilcemente non lo accetta. Javert rappresenta in pieno la frase: “è difficile svegliare qualcuno che domre, ma è impossibile svegliare chi finge di dormire”. Sì, perché Javert ha rifiutato e rinnegato la verità anche quando la sua coscienza in fondo la vedeva oramai chiaramente. 

 E quando ciò non si verifica allora il progresso non solo si arresta, ma diventa un progresso malsano basato non su valori etici e morali bensì opportunistici o egoistici. Quando è che delle scelte definibili come assurde cedono quinid il passo ad una presa di coscienza che ci fa dire “questo è inaccetabile”? Cosa è che dà all’uomo la forza di superare le proprie debolezze o tentazioni? Qual è la linea di demarcazione, il limite che decidiamo di non valicare per un bene futuro? Qual è il limite che fa soffermare e tornare sulle nstre abitudini? 

Per me è stata la consapevolezza che se nulla ha importanza, allora non c’è niente che merita di essere salvato. Niente per cui vale la pena lottare. Ma è logico che per ciascuno di noi esista qualcosa, qualsiasi cosa, che ha importanza. E allora, se per qualcosa di personale vale la pena di lottare, possiamo allargare gli orizzonti e decidere che valga la pena di salvare al fine di un bene collettivo. 

Il ruolo della musica

il ruolo della musica nella veicolazione del messaggio appare ancora una volta fonamentale. Ne ho parlato già di recente nei miei ultimi articoli (Musica per cambiare il mondo parte 1 e parte 2) e la teoria che la musica sia fondamentale per aiutarci a capire e a conoscere determinati concetti ritorna anche per queste tematiche.

E’ il caso dunque di parlare di uno dei musical più belli, intensi ed emozionanti: “Les Misérables“. In questo capolavoro la musica diventa parte integrante dell’opera cinematografica. Paragonabile ad un vero e proprio personaggio e al contempo insita nella parte più intima di ogni personaggio. Attraverso la colonna sonora e attraverso le canzoni ci arrivano chiari tutti i messaggi contenuti nel libro. E’ incredibile come tutto il film funzioni perfettamente e riesca a racchiudere in modo così preciso, in solo 2 ore e mezza circa di visione, un’opera così vasta come I Miserabili. Tutto ciò è possibile solo grazie alla forza della musica e alla sua funzione esplicativa e comunicativa. 

Il recitar cantando all’opera lirica al musical moderno

Il musical è ovviamente figlio e ereditario dell’opera lirica, e riprende da lì tutti gli insegnamenti. In questo caso questo paragone è ancora più forte, presente e veritiero. “Les Misérables” infatti è interamente cantato e privo di dialoghi. Composto nel 1980 da Claude-Michel Schonberg e Alain Boublil, è un vero e proprio progetto musicale che si propone di esprimere il teatro attraverso l’universalità della musica. 

Un altro legame fondamentale che questo capolavoro ha con il mondo dell’opera lirica concerne la realizzazione concreta del lavoro: i cantanti hanno, proprio come in un’opera, sempre cantato dal vivo e mai registrato precedentemente in studio. 

Afferma il regista Tom Hooper:”Non credo che l’avrei fatto se si fosse dimostrato impossibile dirigere il film dal vivo, perché non importa quanto sia buona la sincronizzazione degli attori che cantano in playback, il pubblico sente che c’è sempre qualcosa di irreale. Il canto sembra sconnesso da quello che succede sullo schermo“. Il risultato è dunque un canto che spesso non risulta limpido, bensì riempito dei gemiti, dei respiri degli attori, delle pause date dall’interpretazione della cena recitata. Il risultato è uno straordinario effetto realistico e dalla carica emotiva incredibilmente potente. 

Dunque Les Misérables è un’opera in cui viene riprodotto il recitativo, ovvero il recitar cantando che nell’opera lirica introduce o segue un’aria. 

Il leitmotiv wagneriano è qui molto presente e viene sviluppato all’interno di un contesto diverso che è quello cinematografico. I personaggi hanno tutti un loro tema, una loro melodia che li caratterizza e li distingue. Ed è straordinario il modo in cui i differenti temi melodici dialogano o entrano in conflitto tra loro in determinate scene. 

Ne rappresenta un esempio questo video di una registrazione di prova, in cui si possono sentire distintamente i diversi temi che si intrecciano.

Spesso alcuni temi vengono poi scambiati passando da un personaggio ad un altro, perché in quel momento sono accomunati dallo stesso sentimento e dalla stessa emozione. Un esempio di ciò è la melodia del vescovo di Digne- uomo caritatevole, buono, gentile e onesto- che viene, verso la fine del film, ripresa identica (è solo il testo a cambiare) da Marius, in un momento che attesta il dolore del giovane per gli amici scomparsi. 

Legge, Giustizia, Speranza

In una società ingiusta, la legge punisce i più poveri. Victor Hugo denunciava una società sbagliata e mentre trovava, come un demiurgo onnisciente, le soluzioni a tutti i problemi, rappresentava gli angoli più bui e degradanti. 

Eppure cosa è cambiato oggi? Dov’è effettivamente il progresso in questo? 

Ci ritroviamo sempre più soli di fronte ai disagi crescenti del mondo del lavoro, alle ingiustizie salariali e alla precarizzazione. Cresce sempre di più la mancanza di sensibilità di fronte alle ingiustizie altrui. E il declino delle forme collettive e della forza dell’unione fa male non solo a noi come individui ma anche alla società, poiché la working class dovrebbe servire proprio a decostruire l’individualismo e fronteggiare così oppressione e ingiustizia sempre più presenti. 

Dovremmo ricordarci ora più che mai che l’unione comporta un maggiore ascolto. Uniti si può lottare contro chi decide ogni giorno di essere ingiusto. Perché la scorretta distribuzione di ricchezza nonché di privilegi è una scelta politica che viene consapevolmente presa ogni giorno. 

Nella speranza che Victor Hugo possa un giorno avere ragione e vedere avverata la sua Rivoluzione della Verità. Nella speranza di una vera Rivoluzione dell’io e dell’uomo e di una vera realizzazione del progresso così come lui lo intendeva, attendiamo il giorno in cui Uguaglianza, Libertà, Fraternità potranno dirsi davvero gli elementi fondanti del mondo, dobbiamo solo continuare a lottare per essi.

Non essere sentiti non è un buon motivo per tacere” -Victor Hugo

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Giulia Scialò

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